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Prestito infruttifero tra privati, familiari e parenti: fac simile contratto e scrittura privata

Tutto quello che c’è da sapere riguardo il prestito infruttifero tra privati. Vediamo le leggi che regolamentano questa forma di finanziamento che può avvenire ad esempio tra familiari e parenti ma anche tra amici, in modo da evitare problemi con l’Agenzia delle Entrate. Infine vi forniremo un fac simile del contratto, il modello di scrittura privata da seguire.

Prestito infruttifero tra privati: condizioni finanziamento e rischi che si corrono

Una soluzione alternativa ai classici prestiti personali offerti dalle banche, che ci permette di ottenere i soldi di cui abbiamo bisogno a condizioni spesso migliori è quella dei prestiti tra privati. In particolari situazioni, tipicamente nel caso in cui lo scambio di denaro avviene tra parenti, può accadere che il prestito concesso sia infruttifero. Questo significa che colui che offre la somma di denaro al ricevente non vuole ottenere dalla stessa alcun guadagno. È il caso ad esempio di un padre che presta una parte dei propri risparmi ad un figlio, in modo da permettergli di acquistare una casa, o almeno di ridurre la somma di denaro da richiedere in prestito ad una banca alla quale invece dovremo successivamente effettuare il rimborso comprensivo di tutti gli interessi. Dunque quella del prestito familiare è senza dubbio la soluzione migliore per risparmiare e per poter avere maggiore libertà nella restituzione dell’importo ricevuto.

Quando ci troviamo nella situazione di poter ricevere i soldi di cui abbiamo bisogno in prestito da un parente pronto ad aiutarci, dobbiamo però avere delle accortezze per evitare problemi con l’Agenzia delle Entrate. Questo vuol dire che il prestito infruttifero è illegale e che per ricevere un prestito dobbiamo necessariamente rivolgerci ad un istituto di credito autorizzato? Assolutamente no! Un nostro familiare, se ne ha la disponibilità ed è felice di aiutarci, ha tutto il diritto di utilizzare il proprio denaro come crede, e dunque anche di offrircelo in prestito senza pretendere il pagamento degli interessi. Il problema relativo a questa forma di finanziamento insorge quando vengono effettuati dei controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate. Quest’ultima, come ben sapete, si occupa di verificare che non ci siano eventuali redditi non dichiarati, che costituiscono una perdita di denaro per le casse dello Stato.

Lo strumento che viene utilizzato dall’Agenzia delle Entrate per effettuare tutti i controlli del caso è il cosiddetto Redditometro. Questo confronta, per ogni cittadino, il reddito percepito annualmente con le spese effettuate. Un cittadino che percepisce ad esempio 1.000 euro al mese, è inverosimile che possa permettersi di acquistare una casa senza rivolgersi ad una banca. Nell’esempio del figlio che riceve un prestito infruttifero dal proprio padre ciò può invece avvenire. Se l’Agenzia delle Entrate registra questa anomalia può procedere con un controllo più approfondito del cittadino, perché è possibile che quest’ultimo percepisca dei redditi “in nero”. Per questo motivo il rischio maggiore al quale si va incontro in questi casi è quello di dover pagare tutte le imposte dovute per l’Irpef, alle quali andranno aggiunte ovviamente le sanzioni per il ritardo nel pagamento. Tutto ciò avviene, come abbiamo detto, nel caso in cui veniamo accusati di percepire uno stipendio senza dichiararlo.

Nel nostro esempio, però, non abbiamo parlato di alcun reddito percepito ma soltanto di un prestito ricevuto dal proprio padre. Perché dunque dovrei rischiare una sanzione se il prestito fruttifero è una pratica completamente legale? Semplicemente perché, se non abbiamo avuto le giuste accortezze, sarà difficile dimostrare che i soldi che ci vengono contestati ci siano stati veramente prestati da nostro padre. È facile infatti che chi realmente percepisce un certo reddito senza dichiararlo, in caso di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate possa utilizzare la stessa nostra “scusa”. Chi effettua un controllo, se non siamo in grado di dimostrare in alcun modo che abbiamo ricevuto un prestito infruttifero da un familiare sarà costretto a sanzionarci. A rischiare con questa forma di prestito non è soltanto chi riceve la somma di denaro, ma anche colui che la offre. I prestiti tra privati possono infatti essere effettuati anche fissando un certo tasso d’interesse, a patto che il tutto venga dichiarato e che il tasso d’interesse rispetti i parametri consentiti dalla legge. Nel caso del prestito infruttifero, l’Agenzia delle Entrate potrebbe pensare in una mancata dichiarazione al Fisco dei redditi relativi agli interessi attivi, e dunque nel nostro esempio potrebbe sanzionare il padre che ha prestato i soldi al proprio figlio.

Prestito infruttifero tra familiari e parenti, come evitare sanzioni: fac simile contratto e scrittura privata

Probabilmente questi primi paragrafi vi avranno spaventato, e potreste aver già pensato di rivolgervi ad una banca per evitare ogni tipo di problema, sia per voi che per i vostri parenti disponibili ad offrirvi il finanziamento. Ovviamente non era nostra intenzione spaventarvi, ma soltanto mettervi in guardia dagli eventuali pericoli derivanti da questa forma di finanziamento. In ogni caso confermiamo quanto detto ad inizio articolo, e cioè che il prestito infruttifero è la soluzione ideale per chiunque abbia bisogno di una determinata somma di denaro ed ha la fortuna di avere un parente disponibile ad offrirgliela senza pretendere alcun interesse. Vediamo allora quali sono le accortezze che dobbiamo avere per poter dimostrare da dove proviene la somma che abbiamo ricevuto in prestito, sottolineando inoltre che non siano stati fissati degli interessi, in modo da evitare qualsiasi tipo di sanzione sia per noi che per il familiare che ci offre il finanziamento.

La prima cosa che dobbiamo fare per dimostrare che si tratta di un prestito infruttifero è quella di stipulare un vero e proprio contratto con il parente che ci offre il proprio denaro in prestito. Il contratto sarà molto simile a quello che ci lega alla banca quando effettuiamo la richiesta di un prestito personale. Se avete intenzione di ricevere un prestito infruttifero da un vostro parente, ciò che dovrete fare per rendere effettivo il vostro accordo ed evitare qualsiasi tipo di problema con il Fisco è seguire il modello fac simile che trovate qui sotto, stampandolo ed inserendo negli appositi spazi lasciati bianchi i vostri dati personali, per poi specificare la data. Ovviamente il contratto dovrà essere firmato sia dal mutuante (colui che eroga il prestito) che dal mutuatario (colui che riceve il prestito).

Come si nota nella scrittura privata qui sopra (di cui andranno stampate due copie, una per il mutuante ed una per il mutuatario), è necessario innanzitutto inserire negli appositi spazi i dati personali di entrambe le parti, oltre a specificare il rapporto di parentela. Come avviene anche per i prestiti offerti dalle banche, nel contratto viene definita la data di scadenza, e cioè la data entro la quale dovrà essere completato il rimborso della somma prestata, anche se come specificato al punto 4 è ammessa in qualsiasi momento la restituzione anticipata. Al punto 3 va invece specificata la spesa che il mutuatario deve affrontare con i soldi ricevuti in prestito dal mutuante. Infine, molto importante è il punto 5 del contratto, che attesta come il prestito sia infruttifero, “neppure nella misura dell’interesse legale”.

Come dimostrare la “data certa” del contratto per i prestiti infruttiferi

Dunque il contratto attesta che i soldi con i quali abbiamo effettuato la spesa che ha fatto venire dei dubbi all’Agenzia delle Entrate ci sono stati prestati da un parente, e che il prestito sia infruttifero, e dunque non preveda interessi. Come dimostrare però che la data specificata nel contratto sia la data reale in cui lo stesso è stato firmato? In altre parole, una persona che riceve un controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate, per evitare sanzioni, potrebbe firmare questo contratto, specificando una data precedente a quella in cui è stata registrata la spesa che ha fatto scattare l’allarme del Redditometro. Per questo motivo, pur avendo firmato regolarmente il contratto, potremmo riscontrare comunque gli stessi problemi descritti in precedenza.

Vediamo dunque in che modo è possibile dimostrare la cosiddetta “data certa” del contratto e poter dunque finalmente dormire sonni tranquilli. La prima soluzione è quella di registrare la scrittura privata presso l’Agenzia delle Entrate. In questo caso sarà necessario pagare la relativa imposta di registro, che sarà pari ad una percentuale dell’importo ricevuto in prestito. La seconda possibilità è quella della cosiddetta “raccomandata senza busta“. Per farlo sarà necessario piegare il contratto il tre parti uguali, e chiuderlo con la spillatrice, per l’appunto senza busta. Ci basterà dunque recarci in un ufficio postale e spedire una copia della scrittura a noi stessi, ed allo stesso modo una presso l’indirizzo del nostro parente che ci ha erogato il prestito infruttifero.

Due ulteriori possibilità sono invece quelle informatizzate, e dunque da fare direttamente da casa utilizzando il computer. La prima soluzione è quella di utilizzare la Posta Elettronica Certificata (PEC). Ovviamente in questo caso entrambi dovranno disporre di un indirizzo di posta PEC, ed inoltre sarà necessario copiare il testo del contratto nel messaggio da inviare, invece di mandarlo come allegato, per il quale la PEC non offre prova legale come invece avviene per il testo del messaggio. Infine, l’ultima soluzione è quello di firmare il contratto tramite firma digitale, che dovranno possedere sia il mutuante che il mutuatario.

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